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Ritratto #4

– Qual è il tuo posto in casa, in questo periodo d’isolamento? Hai uno spazio tuo? Lavori? Come lavori?
Il mio spazio di lavoro è la camera da letto (di giorno), la cucina (di mattina presto presto quando tutti dormono ancora) ma per rendere al meglio vado in ufficio/luogo di lavoro ordinario…per una questione tecnico-logistica, perché a casa non ho tutti gli strumenti necessari, ma anche perché  di giorno a casa fatico a ritagliarmi un vero spazio per me.

– Qual è il tuo rifugio ? O meglio, come riesci a trovare il modo di ricaricarti, di stare bene, di recuperare energia ?
– Alzarmi al mattino prima degli altri: caffè, colazione, libro…da eccezione sta diventando la regola, momento di pace preziosissimo per cominciare bene la giornata. Camminare da sola, nel bosco, con le cuffie nelle orecchie ascoltando musica o podcast. Cucinare torte.

– Questo isolamento ha creato anche qualcosa di nuovo che ti porta gioia ? Cosa ?
Piú tempo per condividere momenti in famiglia  

– Racconta un momento di gioia.
Una gita tutti insieme, merenda, vista lago, decidere cammin facendo di imboccare nuovi sentieri senza mai guardare l’orologio

– Cos’è che ti fa impazzire in questo momento ?
Sopratutto il pensiero che mio figlio non possa frequentare i suoi amici e coetanei. E il sonno distrubato, sono spesso stanca. Inizialmente ero più maniacale sull’ordine in casa, la convivenza 24h24 mi sembrava difficile, ora mi sono adattata.

– Cosa ti manca ?
Il contatto fisico e ravvicinato con le persone care, soprattutto i miei genitori

– Hai paura? Come reagisci di fronte all’ansia ?
Ho paura e ne parlo, parlarne mi fa stare meglio. Ma sto scoprendo anche i benefici del silenzio (a volte fa bene)

È cambiato l’equilibrio in casa soprattutto rispetto alla charge mentale, alla ripartizione di compiti e doveri ?
Non è cambiato molto, il controllo del ménage ricade quasi tutto su di me, la suddivisione dei compiti è pressoché invariata ma sto imparando a chiedere più sostengo con naturalezza, senza rivendicare ma neppure sentendomi in colpa o a disagio

– L’isolamento ha modificato il tuo rapporto con il tuo corpo?
Si da una parte trascuro e rimando appuntamenti  come depilazione, manicure e pedicure fai-da-te, dall’altra dedico più tempo all’esercizio fisico. Mangio di più ma i pasti sono quasi sempre curati ed equilibrati.

– E dal punto di vista del desiderio?
Il desiderio è aumentato

– Ti senti giovane o vecchia?
Mi sento giovane, mi vedo piú vecchia

– Ti senti bella o brutta?
Percezione oscillante, in generale mi vedo piú brutta ma mi basta davvero poco (come passare dai leggins a un paio di jeans o mettere un po’ di mascara) per sentirmi meglio.

– Più spirituale ?
No

– Di questo momento particolare nel quale hai dovuto adattarti e modificare molte cose (abitudini, comportamenti, pensieri, rapporto con gli altri), cosa vorresti coservare ?
Una certa flessibilità nella gestione del tempo e dei doveri quotidiani …niente è davvero così urgente   (in poche parole: meno stress, più relax!). Il piacere di cucinare.  Poi mi piacerebbe mantenere la dimensione ridotta dei consumi: possediamo già tante cose utili, altre invece sono proprio inutili…ma so bene che prima o poi il richiamo della sirena shopping tornerá a rieccheggare a tutto volume! E -cosa forse più importante- sarebbe bello dedicare più tempo alle persone a cui vogliamo bene: quel caffè beviamolo adesso, non prima o poi!

– Qual è il tuo rapporto con l’arte in questo confinamento? Hai voglia di creare?
Ho più  idee (spesso legate al mio lavoro, che richiede anche un po’ di creatività)  ma non ho particolari doti artistiche …però con mio figlio ci siamo dedicati al bricolage.

– Hai voglia di cercare altri mondi oppure ti rifugi in te stessa?
Cerco altri mondi tramite la lettura e il cinema ma sfrutto anche l’occasione per riflettere su me stessa.

– Come vedi il mondo dopo quanto accaduto?
Non riesco ancora a visualizzarlo al 100 per 100, ora mi fisso traguardi di una-due settimane, è un continuo riadattarsi. Certo sarà un mondo ferito, in crisi, che dovrà ricostruirsi. Il mio timore è che il senso di unione e la solidarietà emersi nella fase acuta dell’emergenza svaniscano e – peggio – siano soppiantati da sentimenti e atteggiamenti all’opposto (causati dal vuoto che resterá e dalla crisi economica).

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